Le esternazioni del nostro PresConsMin a propria difesa non si contano più. Ieri a Ballarò ha pensato bene di fare la
sua telefonata. Per dire che i Pubblici Ministeri che lo vorrebbero dichiarare colpevole sono tutti
comunisti.
Non c'è bisogno di essere un PM per portare alla luce le illegalità compiute da Berlusconi. Senza troppi mezzi a disposizione, ed andandosi a vedere esclusivamente le sue recenti dichiarazioni (sulle quali proprio non c'è da discutere: le ha sentite in diretta tutta l'Italia), un blogger in gamba,
.mau., ha messo alla berlina il Cavaliere
mostrando che:
i risultati dei sondaggi realizzati al di fuori del periodo elettorale (come ha fatto ieri sera Berlusconi nel corso della sua telefonata, NdR)
possono essere diffusi soltanto se resi disponibili, nella loro integralità e con le medesime indicazioni, su apposito sito informatico. Cosa che non appare nel
sito in questione, che tra l'altro è gestito proprio dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Sempre .mau. nel
post precedente fa notare che Berlusconi ha preso a riferimento, nei sondaggi citati, in due casi il
gradimento, e in un terzo le
intenzioni di voto, barando platealmente.
Meno azzecato il
post di Gilioli: s
e è vero (come riporta perfino il suo Giornale) che avendo saputo del video di Marrazzo il Cavaliere ha dato ordine affinché nessuno dei suoi media lo acquistasse, ha evidentemente violato la legge Frattini sul conflitto d’interessi, fatta dallo stesso Berlusconi. Tutta la balla del “mero proprietario”, dell’azionista che non interviene mai sui suoi media e non sa nulla di quello che vi si pubblica, è svanita in un attimo, e per ammissione dello stesso premier. A onor del vero, il Giornale non ha
mai parlato di ordini di Berlusconi. L'ha fatto solo
Repubblica. E Alfonso Signorini (che aveva ricevuto l'offerta del video) ha
smentito pubblicamente la notizia. Durante la
telefonata a Ballarò il Cavaliere si tradisce: dapprima dice di aver saputo dei filmati "quando la Mondadori aveva già rifiutato di comprarli". Ma alla domanda di Concita De Gregorio (direttrice de l'Unità): "è vero che lei ha detto a Marrazzo che poteva garantirgli che la notizia non sarebbe uscita sui giornali di sua proprietà?" il premier risponde: "questo è di una ovvietà assoluta", salvo poi rimangiarsi tutto poco dopo.
Di questi tempi è doveroso parlare del conflitto di interessi e della manipolazione dell'informazione, anche se estrapolati da una vicenda squallida come quella dell'ex Presidente della Regione Lazio.
Ma da queste sparate televisive emerge un aspetto più inquietante ancora: l'attacco portato alla giustizia italiana ed alla sua credibilità. Per difendere se stesso Berlusconi non si fa scrupolo di screditare
in quanto politicizzati tutti i magistrati che osano incriminarlo o condannarlo. Poco importa fare a pezzi la credibilità del paese, del concetto di legalità...chi vuol esser
ladro sia, dell'espiar non v'è certezza.